Il Pm Greco spiega perché gli italiani sottovalutano la criminalità economica

Oggi partiamo con l’intervento di Greco, pm di Milano, al Festival del Diritto organizzato a Piacenza dall’editore Laterza.

Qui l’audio integrale. Il mio consiglio è di ascoltare tutto l’intervento in mp3.
L’intervento è stato preso da antefatto ed era sul numero di ieri del fatto quotidiano. L’ho ulteriormente tagliuzzato

Ecco una breve sottolineatura dei passi più salienti

Abbiamo assistito nell’ultimo anno e mezzo a una forma di neo-interventismo degli Stati, i quali sostanzialmente si sono assunti le perdite della crisi finanziaria con impressionanti aiuti al sistema bancario internazionale. Un aiuto di Stato praticamente a fondo perduto, perché in cambio non sono state chieste nuove regole. L’unico problema che hanno avvertito all’ultimo vertice del G20 è stato quello di bloccare i bonus ai manager: come se questa fosse la regola fondamentale per riparare ai guasti dell’economia finanziaria. Una cosa paradossale.

Ma in Italia i cittadini non hanno alcuna percezione dei danni provocati dalla criminalità economica(…). Ci siamo quasi assuefatti(…). Questo atteggiamento dei cittadini deriva da quello dei media a proposito dei problemi della criminalità economica: si semina grande allarme sociale sulla criminalità di strada, sui reati contro la persona e il patrimonio, e si diffonde il giustificazionismo nei confronti della criminalità economica. Si sente dire: “Sì, vabbè, quello ha portato i soldi all’estero perché le tasse erano troppo alte…”. Nessuno dice mai: “Sì, vabbè, ha scippato la borsa a quella vecchietta perchè aveva fame”. Per i reati della criminalità economica c’è sempre una scusa buona, forse per giustificare gli aiuti che lo Stato da sempre assicura alle imprese private e alle corporazioni(…)

Quale paese in Europa ha un sistema bancario meno trasparente del nostro?Se apro un conto in Svizzera o nel Liechtenstein, sono obbligato a indicarne il beneficiario economico; in Italia no, posso aprire un conto con una società off-shore, nominare un procuratore svizzero e nessuno, banchiere né bancario, mi verrà mai a chiedere chi è l’effettivo proprietario di quel conto. Non solo: siamo l’unico grande paese d’Europa che non ha ancora adottato una normativa contro l’autoriciclaggio. In più abbiamo sostanzialmente depenalizzato il falso in bilancio e smantellato l’intero comparto dei reati societari, che ora sono perseguibili solo a querela.

Oggi in Italia, dal punto di vista repressivo, l’armamentario giuridico dei reati che si possono azionare nei confronti del banchiere o del bancario che ruba (e i processi degli ultimi anni dimostrano che nelle banche si ruba parecchio) è ridicolo. A un banchiere che ha rubato milioni di euro alla sua banca, anche prelevandoli dalle casse dell’istituto o direttamente dai conti dei clienti, noi abbiamo dovuto contestare l’appropriazione indebita, con prescrizione assicurata, a meno che non sia così gentile da patteggiare subito restituendo un po’ di soldi. E poi mi vengono a parlare del caso Madoff e di quanto sono bravi gli americani che gli hanno affibbiato 150 anni. Beati loro! Noi non lo possiamo fare. Da noi, nella sostanza, non c’è contrasto alla criminalità economica.

Idem per l’evasione fiscale. La riforma del centrosinistra – perchè qui tutti pari sono – dei reati tributari è una cosa ridicola. Per l’evasore totale, cioè ignoto al fisco, la pena massima è tre anni; per chi fa fatture false, dunque evade in parte ma è noto al fisco, la pena massima è sei anni. Ma non c’è proporzione: allora conviene essere ignoti al fisco, in Italia, piuttosto che arrabattarsi a nascondere qualcosa con le fatture false. È sistema schizofrenico, oppure voluto… Ora arriva un altro “scudo fiscale”, l’ennesimo condono. Mentre sbarriamo le frontiere agli immigrati clandestini, le spalanchiamo ai capitali clandestini. Anonimi e impuniti. Libera circolazione dei soldi, anche sporchi, ma non delle persone.(…)

Non occorre molta fantasia sulle nuove regole da approvare subito in Italia: ripristinare il falso in bilancio come reato perseguibile d’ufficio; riformare i reati fiscali e la normativa anti-riciclaggio (oggi applicata perlopiù a qualche carrozzeria di periferia che tarocca le auto rubate), inserire l’autoriciclaggio e ammodernare il sistema fiscale, a partire da commissioni tributarie che funzionano poco e male. Solo dopo si potrà giustificare uno scudo fiscale. Ma non certo questo scudo senza regole, questa impunità totale in cambio di niente.

Se oggi apro un’inchiesta su un caso di corruzione internazionale e mi trovo cinque conti bancari in paradisi off-shore, so che impiegherò almeno tre anni per avere risposta alle rogatorie. Poi dovrò finire le indagini e affrontare tre, anzi quattro gradi di giudizio (c’è pure l’udienza preliminare). Ricordo che la prescrizione decorre non da quando ho scoperto il reato, ma da quando il reato è stato commesso. Dunque è garantita. La domanda è: ma chi fa queste leggi, perché non abolisce direttamente tutti i reati dei colletti bianchi? Perché, se la corruzione e i reati di criminalità economica hanno la prescrizione garantita, ci fanno perdere tempo con le indagini e i processi? (…)

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