Il commensale di Silvio nella consulta vuole dissentire

dal blog di Di Pietro, in cui mi ritrovo nel pensiero soprattutto nelle ultime quattro righe.

“Il giudice della Consulta, Paolo Maria Napolitano, uno dei due commensali che sedette con Berlusconi ed Alfano in una cena privata a ridosso della decisione sulla costituzionalità del lodo, oggi dichiara che vuole ‘si abbandoni il voto segreto’ sostenendo che ’il giudice deve essere libero di dissentire’.

Signor Napolitano, lei che ha messo il suo voto in chiaro molti mesi prima di quel 7 ottobre con una cena, di cosa si preoccupa? La sua richiesta somiglia più ad un bieco stratagemma per intimidire i suoi colleghi al prossimo giudizio su una leggina canaglia o per mandare un messaggio di distensione a chi si è sentito da lei tradito!

Non sono contrario al voto in chiaro, anzi, grazie all’anonimato, in Parlamento si nascondono molte mele marce che tradiscono, ogni giorno, il proprio elettorato. Sono però sconcertato dalla sua sfacciataggine poiché lei dovrebbe ritenersi garante delle istituzioni e, invece, trasforma in tifoseria rossa e nera un organo super partes come la Corte Costituzionale.

La Consulta è un organo profondamente diverso dal Parlamento ma lei lo ignora, così come lo ignora un Ghedini che confonde il Parlamento con un tribunale. Della Consulta interessa il giudizio d’insieme, le argomentazioni sulla costituzionalità o meno di una legge, e non ‘la spunta’ di chi ha detto sì o no. Dopo di che, se uscendo da una Camera di consiglio, le rassicurazioni offerte a chissà chi non quadrano, questo esula dall’interesse pubblico.

Forse lei, giudice Napolitano, vorrebbe non trovarsi nell’ambigua posizione del ‘traditore del padrone’ ora che il Silvio furente ha avviato una caccia alle streghe dopo la bocciatura del lodo? Ma questi son fatti suoi. Da parte mia ritengo che quando si fanno certi mestieri sarebbe meglio ricoprirli per merito più che per riconoscenza verso terzi.

Signor Napolitano, lei ha avvilito, con una cena carbonara, la dignità dei suoi colleghi e, oggi, dimostra tutta la sua inadeguatezza e parzialità, qualità altamente imbarazzanti per la carica che ricopre.

Più che il voto in chiaro io istituirei il divieto tra giudici e giudicati di ‘far melina’ in pieno conflitto d’interessi, pena l’espulsione dalla Consulta: che ne pensate, lei ed il suo commensale Mazzella, di questa alternativa?”

Sono abbastanza sicuro che non sarà molto d’accordo. E’ stato un errore andare a quella cena, ma ora vuole riservarsi il diritto di dissentire, quando lo sapevamo già prima che avrebbe dissentito…

La sua posizione è compromessa, dovrebbe dimettersi insieme a Mazzella a mio avviso.

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