Il senso di B per la mafia

novembre 30, 2009

Parafrasando un famoso libro… eccoci a riparlare del premier.

Ha recentemente dichiarato “strozzerei chi fa libri e film come la piovra”. Bravo usa proprio un metodo mafioso (strangolamento) contro chi parla di mafia. A quando scioglie nell’acido i giudici?
La coerenza poi s’illumina d’immenso quando il maggiore campione d’incassi “il capo dei capi” è un suo prodotto, Gomorra l’ha prodotto la Medusa e vogliamo andare avanti? Quando le fiction sulla mafia fanno fare soldi, tutto a posto, quando queste “rovinano”  l’immagine dell’italia, bisogna strozzarli tutti e mettere a tacere, negare che la mafia stessa esista.

Michele Placido infatti risponde per le rime : “Berlusconi dovrebbe strozzarsi da solo visto che la fiction su Riina è di Canale 5”

Veniamo invece all’autoelogio : “Contro la mafia ho fatto più di chiunque altro”  . E infatti a memoria d’uomo non si ricordano presidenti del consiglio che per tenere a bada i mafiosi se li porta in casa o in parlamento.

Dell’Utri annuncia di voler togliere il reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”, casualmente reato per cui è stato condannato in primo grado a 9 anni. (cosa c’entra dell’Utri con Berlusconi? Alessandro Sallusti docet)

Il senso di B per la mafia… uscirebbe un bel libro. Per il momento vi consiglio di leggere la ristampa aggiornata de “l’odore dei soldi” libro di Travaglio ed Elio Veltri. Potrebbe essere un buon regalo di natale. Nel frattempo aspettiamo l’intervista televisiva a travaglio nel programma di Luttazz… ah già…

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Nuovi elementi in diretta ad annozero sulle inchieste mafia-stato

ottobre 9, 2009

Le vignette di Vauro

“l’ospite” Travaglio

Ieri in diretta ad Annozero sono emersi nuovi elementi interessanti sulle inchieste mafia-stato per le stragi del 92-93.
E’ stata una puntata molto interessante, nei giornali (a parte il Fatto Quotidiano) non se ne parla quasi mai.
La cosa fantastica è che in diretta tv Sandro Ruotolo ha confermato, grazie alla testimonianza della più stretta collaboratrice di Falcone, Liliana Ferraro, che Borsellino sapeva certamente della trattativa almeno 20 giorni prima di essere ucciso davanti casa della madre.

Se questo è un programma da chiudere.


quando l’imputato fa promuovere il giudice… per toglierselo dalle balle

settembre 28, 2009

In pratica, per salvare dell’Utri, imputato nel processo d’appello a palermo per concorso esterno in associazione mafiosa (condanna a 9 anni in primo grado), si sono inventati che gli servono 5 nuovi membri nella commissione antimafia (capeggiata dal pdl). Nobilissima scelta quella di rinforzare con uomini in prima linea la commissione antimafia, solo se non fosse che uno di questi, guardacaso, è proprio il giudice che ha in carico il processo d’appello a dell’Utri.

Se ne è parlato nel fatto quotidiano di venerdì. Credo l’unico a segnalare la notizia con un bel paginone.

Qui l’articolo di Marco Travaglio sul suo blog.

“Nei processi non patteggiate mai, non parlate mai e fate passare più tempo possibile: magari intanto muore il pm, o il giudice, o un testimone…”. Così dieci anni fa Marcello Dell’Utri erudiva i colleghi imputati e i discepoli in un circolo delle Marche. Aveva appena patteggiato 2 anni e mezzo definitivi in Cassazione per false fatture e frode fiscale. Poi se n’era pentito e aveva licenziato i suoi avvocati. I fatti successivi gli han dato ragione. Da allora ha subìto vari processi: estorsione, calunnia aggravata, mafia. Ma ad oggi non ha riportato condanne definitive (gliene basterebbe una sola per superare i 3 anni di cumulo-pena e finire in carcere).

Tirare in lungo, a dispetto dei programmi e proclami del Pdl per una giustizia più rapida, gli è convenuto parecchio. Il processo di Milano che lo vedeva imputato per estorsione insieme al boss Vincenzo Virga s’è chiuso dopo due condanne, un annullamento in Cassazione e una nuova sentenza d’appello che ha riformulato l’accusa in “minaccia grave”, ormai caduta in prescrizione. L’appello a Palermo per concorso esterno in mafia ha appena imboccato una fulminea dirittura d’arrivo, con l’incredibile rifiuto della Corte di ammettere le nuove prove emerse dal fronte Ciancimino (compresa le lettere che Provenzano avrebbe scritto a Berlusconi per fargliele recapitare da Dell’Utri): il presidente Guido Dell’Acqua ha una gran fretta di raggiungere il Tribunale di Caltanissetta, dov’è stato promosso. E, a furia di “far passare più tempo possibile”, rischia addirittura di evaporare in zona Cesarini l’appello del “Dell’Utri-bis”, in corso a Palermo per un presunto complotto di falsi pentiti che l’onorevole imputato avrebbe imbeccato per calunniare i veri pentiti che accusano lui. In primo grado Dell’Utri era stato generosamente assolto. In appello però s’è imbattuto in un presidente inflessibile: Salvatore Scaduti, giudice conservatore di Magistratura Indipendente, celebre per aver ribaltato in appello le assoluzioni di Andreotti (prescrizione per il reato commesso fino al 1980) e Contrada (condanna a 9 anni). Sentenze inossidabili, poi confermate in Cassazione. Ora anche Dell’Utri rischia grosso. Ma, proprio in extremis, Scaduti è stato nominato consulente della commissione Antimafia. Se il Csm desse l’ok alla sua nomina, collocandolo subito fuori ruolo, il processo ripartirebbe da zero e riposerebbe in pace grazie alla solita prescrizione.

A rendere più imbarazzante il tutto, c’è un dettaglio: a proporre Scaduti all’Antimafia è stato il Pdl. Cioè il partito di Dell’Utri e di alcuni suoi avvocati. Scaduti, per la sua carriera, merita questa e altre promozioni. Ma, per un’esigenza di giustizia e per risparmiargli inutili malignità, il Csm dovrebbe autorizzarla a condizione che, prima, il giudice concluda il suo lavoro. Altrimenti si consacrerebbe una singolare versione dell’antico “promoveatur ut amoveatur”: l’imputato fa promuovere il suo giudice per far saltare il suo processo.
da voglioscendere